L'Albero di Maggio a cura di Gianluca Vagnarelli

Introduzione di Gianluca Vagnarelli
L'albero di maggio a cura di Gianluca Vagnarelli

Allegati:
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1) Introduzione al volume

2) The tradition of the maypole: origins

3) Dall’albero della libertà all’albero del primo maggio

 Intervista audio all'autore del libro Gianluca Vagnarelli
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Intervista

56:45 min

L’albero (o palo) del primo maggio sormontato da una drappo rosso e issato ogni trenta aprile nelle piazze e agli incroci delle strade dei comuni del Piceno è un rito di origini antichissime. Affonda le sue radici nella celebrazione pagana del “maggio”, propria delle antiche civiltà agricole, ove aveva la funzione di propiziare la fertilità della terra e salutare l’arrivo della primavera. Fu però con gli alberi della libertà nati nel corso della Rivoluzione francese che assunse i connotati, prossimi a quelli attuali, di un rituale politico. Più tardi, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in coincidenza con il progressivo affermarsi della festa internazionale dei lavoratori, fu ripreso e rilanciato dal nascente movimento socialista giungendo in tal modo sino a noi.
Il presente volume intende ricostruire la memoria e il significato simbolico di questo culto laico. Ciò nella convinzione che per le sue lontane origini, la sua perdurante diffusione nel tempo e il peculiare radicamento nel sud delle Marche, l’albero del primo maggio abbia oramai superato la sua natura novecentesca di festa “di parte” per entrare a pieno titolo nel patrimonio storico e culturale del nostro territorio. Questo studio è suddiviso in due parti.
Nella prima, basata su fonti orali, abbiamo raccolto testimonianze di ex mezzadri – spesso attivisti politici o sindacali – nelle quali vengono rievocati, a partire dai primi decenni del Novecento, i riti legati alla piantumazione dell’albero del primo maggio in quindici comuni della Provincia di Ascoli Piceno. Fatte salve talune differenze esse presentano i medesimi tratti di fondo. Nel Piceno l’albero del primo maggio è anzitutto espressione del movimento contadino che si va lentamente organizzando e per il quale questo simbolo assume il duplice significato di occasione di festa e di sfida nei confronti dell’autorità politica e padronale. Non è un caso che molti dei racconti qui riportati non si siano limitati alla rievocazione dei riti della piantagione ma abbiano compreso la storia delle lotte mezzadrili degli anni cinquanta e sessanta facendo divenire questo studio, al di là delle iniziali intenzioni di chi scrive, anche una storia del processo di emancipazione dalla condizione di servitù semi-feudale che caratterizzava, appena sessant’anni fa, i contadini della nostra provincia.

Ma l’albero del primo maggio è anche espressione di quella tradizione laica che aveva la sua origine nei culti rivoluzionati inaugurati in Francia a partire dal 1789 che incontrarono, sin dalla loro nascita, una strenua opposizione da parte della chiesa cattolica. Ciò aiuta a comprendere perché i duelli più frequentemente rievocati dalle testimonianze qui riportate sono proprio quelli tra i contadini che intendono issare il loro albero ed i parroci che si oppongono a questa profanazione. Anche per questa ragione, nella seconda parte del volume, ci è sembrato opportuno andare oltre il vissuto esperienziale narrato dai testimoni per rintracciare l’origine e il simbolismo politico assunto dall’albero a partire dalla Rivoluzione francese, senza questo approccio genealogico non si potrebbe di fatti comprendere il significato allegorico di questo emblema. Infine, grazie al contributo di Rita Forlini, sarà possibile coinvolgere le scuole in progetti didattici nei quali insegnanti e studenti potranno rielaborare in maniera autonoma i materiali sin qui raccolti. Non consideriamo tuttavia conclusa questa nostra inchiesta.
Non solo perché il presente lavoro non ha pretese di esaustività e completezza ma soprattutto perché altri filoni di indagine meriterebbero di essere approfonditi. L’elevato livello di ritualizzazione, di diversificazione dei simboli arborei (accanto all’albero dei “grandi” venivano issato anche quello delle donne e dei bambini) e di coinvolgimento della comunità che presenta, ad esempio, l’albero del primo maggio a Porchia (frazione di Montalto Marche), richiederebbe uno specifico lavoro di ricerca. Inoltre, come ricordava già nel 1977 l’avvocato Giangiacomo Lattanzi, restano ancora «[…] da approfondire le fonti documentali relative ai tanti processi
celebrati a carico di mezzadri, capi-lega, sindacalisti per fatti connessi alle celebrazioni del 1 Maggio»1. Gli archivi dei Tribunali, aggiungeva lo storico esponente del PCI, conservano ancora atti preziosi per ripercorrere le fasi attraverso cui passò l’offensiva padronale contro i contadini nel Piceno. Da questi documenti non si può prescindere se si intende indagare il ruolo svolto dai poteri costituiti in quella cruciale fase della nostra storia recente. È proprio ad essi che ci ripromettiamo di attingere in un futuro, speriamo prossimo, lavoro di ricerca.

 

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